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App Immuni: come funziona, a che serve, quanto è sicura

Vuoi sapere di più sull’app Immuni, come funziona e a che serve? È stata da poco inviata l’applicazione agli store di Apple e Google per l’approvazione e la pubblicazione sulle loro piattaforme. Presto, quindi, tutti gli utenti potranno scaricarla e contribuire alla mappatura del contagio del COVID-19. Tuttavia, sono molteplici le domande relative al funzionamento e soprattutto all’annosa questione privacy.
Ebbene, cerchiamo di rispondere a tutto qui di seguito, definendo cos’è l’app Immuni, come funziona, perché scaricarla.

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App Immuni: come funziona e a cosa serve

Si sente parlare di quest’applicazione da almeno metà aprile quando si diceva che, senza di essa, non poteva partire la “fase due” contro il Coronavirus.  Ma a cosa serve l’app Immuni?
Immuni” è un’applicazione sviluppata dall’azienda italiana Bending Spoons per conto del Governo Italiano. E’ un’applicazione installabile sui dispositivi Android e iOS che permetterà di tenere traccia e avvisarci se siamo stati a contatto, negli ultimi 14 giorni, con un utente risultato positivo al COVID-19. E’ un’app di contact tracing, insomma. Utile per limitare la diffusione della pandemia, e che può avvisarci di essere potenzialmente infetti, anche prima di avere i sintomi del COVID-19. Va da sé, ovviamente, che l’applicazione sarà efficace solo se scaricata da un cospicuo numero di persone in modo che vengano scambiate più chiavi possibili.

App Immuni: la spinosa questione privacy

Da quando è stata introdotta l’idea di questa nuova app contro il COVID-19, la domanda è sorta spontanea:
app Immuni raccoglie veramente i dati dei nostri spostamenti? La risposta è no! L’applicazione, infatti, è basata sul sistema di “exposure notification” progettato insieme da Apple e Google, incentrata su un modello di acquisizione dei dati del tutto anonimo.

Funzionamento specifico dell’app Immuni

Il funzionamento, semplificato il più possibile, è il seguente:

Quando due utenti che hanno installato l’app si avvicinano a meno di 10 metri (la portata tipica del bluetooth), le applicazioni si scambiano delle chiavi univoche per ogni dispositivo. Queste chiavi, però, sono chiavi a 16 byte. Sono crittografate, generate casualmente e temporanee. Ovvero modificate periodicamente in modo che la chiave non possa essere collegata ad uno specifico dispositivo.
Tutti i cellulari, quindi, conserveranno (all’interno del dispositivo, e quindi non su un server centrale) le chiavi con cui sono entrati in contatto per 14 giorni. Nel caso un utente dovesse risultare infetto, dovrà comunicarlo agli operatori sanitari. Questi si occuperanno di inserire la sua positività all’interno del sistema dell’app Immuni. Anche questo passaggio, però, rimarrà del tutto anonimo. Questo perché non saranno condivisi i dati sensibili dell’utente infetto, ma semplicemente la chiave della propria applicazione. Il tutto attraverso un codice temporaneo –one time password– che dovrà essere comunicato all’operatore sanitario che inserirà la positività. Ogni giorno, l’app immuni, scaricherà sul cellulare la lista aggiornata delle “chiavi infette”. Poi la controllerà con la lista di chiavi memorizzate sul dispositivo. Se dovesse esserci qualche corrispondenza con le chiavi che “abbiamo incontrato”, invierà una notifica invitandoci a metterci in quarantena per 14 giorni.

Quindi l’app immuni è sicura?

Si, possiamo affermare che l’app Immuni non traccia i nostri spostamenti come erroneamente si legge sui social. Il codice dell’applicazione è pubblico su Github e chiunque abbia le competenze necessarie, può analizzarlo e verificarne il funzionamento. L’app utilizza un sistema di chiavi generate casualmente. Queste vengono memorizzate sul dispositivo e non condivise con terzi. Ragion per cui nessuno potrà sapere chi (inteso come persona fisica) è stata in contatto con chi. In ultimo, a quanto sembra, l’app non rileva la posizione geografica dei nostri spostamenti.

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Sistema di notifica all’esposizione al COVID-19

Appurato cos’è l’app Immuni e come funziona, approfittiamo per sfatare una fake news che, purtroppo, circola sui social da alcuni giorni. Ed è quella del “sistema notifiche di esposizione al COVID-19” presente sugli smartphone Android e iOS. La nuova voce aggiunta dai colossi americani NON significa che automaticamente vengono raccolti i nostri dati per creare una mappa dei nostri spostamenti relativi al COVID. Si tratta semplicemente un’impostazione che indica quali applicazioni stanno raccogliendo i dati del contagio (come l’app immuni). Inoltre, dà la possibilità di disattivare le notifiche di esposizione o cancellare manualmente la lista di chiavi memorizzate sullo smartphone. Se dunque siamo entrati in contatto con una persona positiva e abbiamo le notifiche disattivate, non ci verrà notificato il possibile contagio.

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