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Startup – su 8000, solo 70 hanno un sito realizzato bene

Quanto sono digitalizzate le startup innovative italiane? Nel pieno di un dibattito a tratti apocalittico che va in scena ormai da mesi, e non solo in Italia, rispetto al futuro del mondo delle giovani imprese ad alto tasso di innovazione, arriva la nuova edizione di Startup Seo 2017. Il rapporto, firmato da Instilla, società di marketing, indaga due aspetti all’apparenza pacifici e perfino banali, ma che riservano sempre curiose sorprese. E cioè se le startup italiane dispongano di un sito internet efficiente e se abbiano implementato i relativi livelli della Seo, per essere indicizzati dai motori di ricerca.

Queste startup, le 10mila del registro presso le Camere di commercio e tutte le altre, supportate da un acceleratore o incubatore, “sono veramente tutte innovative?”, si chiede il curatore della ricerca, Emil Abirascid, fondatore e amiministratore delegato di Startupbusiness. E aggiunge: “È veramente così importante badare alla quantità delle startup che si iscrivono e non anche alla qualità delle loro attività? Vi sono opinioni contrastanti in merito, ciò che però può aiutare a comprendere quanto esse siano effettivamente innovative, al di là dei parametri di legge, ma in un contesto di competitività reale dettato dal mercato, è l’uso che esse fanno degli strumenti digitali di base come la creazione di un sito web efficiente”.

Per farlo, l’analisi si è concentrata sui parametri di valutazione che Google indica come standard del web e analizzabili tramite test, come il Mobile Friendly Test, che indica se un sito web sia stato ottimizzato per la visualizzazione da smartphone e tablet, e il Mobile Page Speed, che indica la velocità di caricamento delle pagine del sito web da smartphone e tablet.

Gli analisti si sono concentrati sulla navigazione mobile in virtù del fatto che ha già superato quella da desktop e continua a crescere. Quanto alla search engine optimization sono stati analizzati elementi basilari come title e meta decription, heading, sitemap, robots.txt e altri ingredienti utili a far leggere meglio un sito ai motori di ricerca.

I risultati? La prima sorpresa è che, considerando le 7.568 startup iscritte nel registro allo scorso luglio, solo 3.760 (cioè il 49,7%) dispone di un sito funzionante alla data della ricerca (settembre 2017). Più di un quarto delle imprese ha dichiarato di non avere un sito mentre più del 20% di chi dichiara di avere un sito, ha un sito non funzionante. Quindi, fra non funzionanti e non dichiarati, la metà delle startup italiane registrate non ha di fatto un sito internet. In particolare, fra i 1.730 siti non funzionanti il 47,7% non è accessibile per errori vari, il 47,4% risulta in costruzione, il 4,2% è poco più di una vetrina priva di indicizzazione su Google e lo 0,7% presentano domini scaduti o in vendita.

Un po’ meglio il lato mobile: l’87,3% dei siti è mobile responsive (percentuale che cresce al diminuire dell’anzianità della startup). Anche se il caricamento di pagine e contenuti, secondo i test, è molto lento. Il 69% dei siti web responsive non raggiunge il punteggio di 60/100, cioè la sufficienza del Google Mobile Page Speed. Nel complesso, le startup che dispongono di un sito funzionante, ottimizzato per la fruizione mobile sufficientemente rapida sono appena il 12,4% del totale, cioè 940 società. Il livello di digitalizzazione delle startup sale al Nord, è lievemente più bassa della media al Sud e sensibilmente al Centro. Per esempio, al Mezzogiorno e nelle isole sono l’11,5% del totale (582) le startup che hanno superato il livello base del sito contro il 10,3 al centro e il 14,3 al Nord.

In termini di regioni, però, la vetta va a sorpresa al Molise (dove il 30% delle startup incassa un giudizio sufficiente per il proprio sito) davanti a Trentino-Alto Adige ed Emilia Romagna. Ovviamente il settore in cui le startup sfoggiano piattaforme più avanzate è quello dei servizi seguito da industria-artigianato e commercio.

Focalizzando solo sul 12% di startup che dispongono di siti internet sufficienti, il rapporto ne analizza il livello base della Seo. Il 61,9% di queste è al Nord. Nel complesso, i risultati di questo migliaio scarso di piattaforme non sono entusiasmanti: solo 100 siti, ovvero il 10,6% dei portali analizzati, è caratterizzato da un title e da una meta description. Se su sitemap, robots.txt e tag language le cose vanno meglio (questi elementi sono stati rilevati rispettivamente nel 56%, 59% e 67,2% dei casi), tornano a peggiorare nella presenza di domini con doppia versione (cioè con “www” o senza “www”), i titoli d’intestazione e rapporto “alt” sulle immagini.

Andando a riordinare le cifre, fra le 940 startup che hanno superato il livello base del sito sul totale delle 7.568 startup iscritte solo il 6,8% hanno superato anche il test sul livello base della Seo.

La seconda parte del rapporto si concentra invece sulle startup non iscritte al registro ministeriale, cioè alle 654 supportate da facilitatori come incubatori, acceleratori o singoli finanziatori. Qui, il quadro migliora sensibilmente. L’86,7% presenta un sito funzionante, l’85,4% di questi è mobile responsive anche se solo il 30% ottiene un punteggio sufficiente sotto il profilo della velocità di caricamento. Nel complesso, la prima fase della scrematura è passata con sufficienza dal 23,5% delle startup incubate o accelerate (fra quelle iscritte al registro, lo abbiamo visto, la percentuale era al 12%).

Le 154 startup che hanno superato il livello base del sito fanno segnare risultati discordanti quanto alla Seo. Ad esempio, solo il 17,5% presenta title e meta description adeguati mentre i titoli di intestazione sono presenti più o meno sei volte su 10. Sopra il 50% anche robots.txt, sitemap e tag language. In ogni caso, solo il 4,5% di quelle 154 ha superato il livello base Seo.

A conti fatti, tenendo insieme le due categorie, su 8.222 startup totali appena una settantina dispone di un sito internet funzionante, mobile responsive, dai caricamenti rapidi e ben indicizzato. Un risultato deludente.

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